Non era stato un caso facile. Gli indizi erano contraddittori, la vedevo veramente grigia, se non avessi risolto quel caso sarei rimasto al verde e probabilmente costretto a chiudere l’agenzia e a continuare la tradizione di famiglia come mio padre e mio fratello, con le chiappe bianche al vento a girare filmini a luci rosse. La mia indagine si scontrò con molti ostacoli, in primis il pugno di un colossale Maori, dalla pelle bruno chiaro e dal volto dipinto con linee nere. Salta fuori che è la guardia del corpo del bastardo che sto cercando di incastrare, un figlio di papà arrogante e viziato. Dalla prima volta che l’ho visto mi faceva venire alla mente quella battuta sul miliardario preoccupato perché faceva feci color verde e del dottore che lo rassicurava dicendogli che erano semplicemente i soldi che gli uscivano dal… Vabbè, insomma. Aspiro profondamente il fumo di sigaretta, dando un’altra mano di pittura nera ai miei polmoni, che avevo appena tinteggiato di fresco. I miei interlocutori mi fissano senza dire niente. Mettono i brividi, con la loro pelle biancastra e il completo da Men in Black. Finisco la sigaretta, e con lei la mia storia. Tacciono a lungo. Poi finalmente mi dicono che posso andare. Dopo quasi ventiquattr’ore in quell’ambiente smorto, i colori mi appaiono irreali, cartooneschi, ed io stesso mi sento come il tizio calvo che viene sempre fregato da Bugs Bunny. La ragazza è sparita senza pagarmi, e diventa dolorosa adesso l’immagine mentale di lei sculettante nel suo tailleur rosa, che tanto mi aveva risollevato il morale (per così dire) in precedenza. E così il mio giallo si tinge di rosso, penso mentre mi preparo ad una sfolgorante carriera da attore hard, come voleva la buon’anima di papà.
My latest cartoon for New Scientist
4 ore fa

